Bellìa Rosaria (1959-61 ; 1962-65) e Bellìa Lucia (1957-1966)

Bellà Rosaria a Pozzano, 1959
Bellìa Lucia a Pozzano
Collegio di Pozzano
Lucia Bellìa con la sua mamma  – Pozzano – con Direttrice Manfredini,
Bellaria, forse 1965 Foto avuta dal custode Enrichetto – Rosaria la 2^da sin.
Pozzano, 1960-61 Da ds: Rosaria Bellìa,  forse Cistone Franca…
Pozzano – Bellìa Rosaria
Signora Bellìa e Forse Signora Lo Schiavo – Le bimbe ?
Lucia Bellìa
Lucia Bellìa a Bellaria
Rosaria Bellìa a ds – l’altra forse Cistone Franca
Pozzano con profilo del nonno di Rosaria e Lucia
Rosaria Bellìa davanti al cancello di Bellaria
Annunci

Arcobaleno sull’Adriatico – Numero unico 1960-61 (copia fornita da Valeria Terramagra)

Copertina
Sommario
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Retrocopertina

UNA VITA DA “ MUSO NERO “ dell’ex marinaretto Sergio Della Mea

Conversazioni dalla pagina Facebook:

Sergio Della Mea : Carissima Rosy, per quanto riguarda l’analfabetismo tecnologico hai un compagno, il sottoscritto. Le mie nipotine(università e liceo), per il nonno non hanno tempo e se mi dicono qualche cosa, subito commentano che non capisco nulla. D’altronde le posso capire da uno che palava carbone cosa puoi tirare fuori. Il nome dei macchinisti delle locomotive a vapore era questo: MUSI NERI.

Sono di Pontebba, però mio padre era di Chiusaforte. È morto per infortunio, praticamente dove era nato. Il luogo è vicino ad un casello(dove era nato) che si trova dopo il ponte in ferro della ferrovia dismessa. Vicinissimo a Chiusaforte. Il fatto avvenne nel giugno 1952. I diversamente giovani come me,dovrebbero ricordare il fatto. Sto compiendo ( a Marzo) per la quarta volta ventanni.

Ferroviariamente parlando, io non sono mai stato a lavorare dalle mie parti.- Non mi mandavano nemmeno per i controlli delle prove freno perchè avrei potuto conoscere qualcuno. Sono stato sempre in Piemonte ed esattamente a Chivasso, Bussoleno Torino, di nuovo a Bussoleno, Novara , Torino Alessandria e dieci anni alla Caserma Cavour distaccato al Genio. Ho fatto lo zingaro in Piemonte.

Sergio Della Mea ancora su Facebook: … a Pontebba (anzi Pontafel) prima della grande guerra c’era il deposito locomotive austriaco. Anche a Pontebba (allora si diceva Pontebba Veneta) c’era il Deposito Locomotiva. Sulle roste(sono così chiamate le mura di protezione del torrente Pontebbana)il vecchio confine. Su queste mura ci sono inseriti ancora dei pietroni con scolpito il leone di San Marco.-

Carissimo Luis Sorace, io in ferrovia ci sono andato per caso, il fatto di aver frequentato le scuole tecniche a Fermo il gruppo marinai di Porto San Giorgio ci aveva iscritto alla Lega Navale Italiana. Alle liste di leva mi sono trovato in marina, pensa che il mio paese Pontebba, estremo Nord Est del Friuli, forniva solo alpini. Il problema era che in marina si dovevano fare 28 mesi di naia anzichè 18. Al Genio 36, il terzo anno eri sergente macchinista e poi transitavi direttamente nelle ferrovie.

Come marinaretto (solo due anni di collegio ) sono un pò scarso,come ferroviere e come ex militare del Genio Ferrovieri mi sono divertito. Dico sinceramente che ho amato il lavoro che ho fatto,però i primi anni sono stati duri. Il lavoro del fuochista sulle vaporiere non era tanto leggero.

Ho un bellissimo ricordo di un censore, del collegio, purtroppo non ne ricordo il nome, ci teneva molto alla disciplina, però la sua era una dolce disciplina. Ho conosciuto bene il censore non quando ero io colleggiale ma in occasione della espulsione dal collegio di mio fratello Adolfo nel 68 o 69 . Appena avuto questa notizia,in accordo con mia sorella Delia anche lei ex marinaretta, con mia madre, prendo due settimane di ferie e mi reco subito a PSG, fortuna vuole che mentre mi reco in collegio incontri il censore. Mi dice chiaro e tondo di non parlare con il rettore. Mi consegna due copie del giornale IL TEMPO di Roma edizione di Fermo con le foto degli studenti premiati con la pagella d’oro.- Fra questi c’era anche mio fratello Adolfo.Sulla motivazione dell’espulsione c’era scarsa disciplina e scarso rendimento. Sono stato al comp.d’Ancona a Villa Patrizi a Roma (direzione Generale FS) e poi al Sindacato Ferrovieri Italiani.Non ero il solo a presentare reclamo, però il giornale del sindacato è uscitto con un articolo di quattro pagine,con il titolo: SE MANIFESTI TI ESPELLO. La soddisfazione di vedere reintegrato mio fratello e ovviamente tutti gli altri e poi le obbligate dimissioni del rettore, è stata enorme. Le dritte che il censore mi diede furono un aiuto fondamentale era un VERO UOMO.-

Grazie di come ricordi e ricordate mio fratello, sapessi la soddisfazione,vederlo reintegrato dopo la sua espulsione. E la doppia soddisfazione delle forzate dimissioni del rettore. Di questo devo ringraziare il censore, di cui non ricordo il nome. Era una persona eccezzionale.

Sergio Della Mea sempre su Facebook dice : come ex ferroviere, vorrei conoscere quanti sono i marinaretti, figli d’arte. Per entrare nelle ferrovie come Aiuto Macchinista ( praticamente fuochista), ho fatto il volontario per tre anni nel Genio Ferrrovieri,dal 1957 al 1960. La disciplina del collegio mi è servita durante il servizio militare, anzi, quest’ultima era meno severa.

Luis Sorace ed altri rispondono : con curiosità vengo a dare una risposta alla tua domanda, quando lavoravo in ferrovia come macchinista eravamo in 13 a portare lo stesso cognome tutti parenti, io ho due fratelli che sono stati ferrovieri, mio padre era ferroviere , mio nonno era ferroviere due zii paterni ferrovieri, più tanti cugini di primo grado, insomma eravamo la famiglia con più persone in ferrovia,più figlio d’arte di così”

Anthony Stranger: Mio padre era un macchinista deceduto sul lavoro , nel 1967 vinsi un concorso da aiuto macchinista e da conduttore optai dopo alcuni mesi per il secondo ruolo in quanto la mia povera mamma temeva anche per me .Ho fatto tutta la carriera nel personale di bordo .gli ultimi 10 anni come istruttore e tutor per conto di RFI e Trenitalia

Sergio Della Mea Scrivo da persona di parte (ovviamente scherzando) non sai cosa ti sei perso, guidare i treni è una cosa bellissima(anche a insegnare a guidarli).Oggi però con l’alta velocità,anche se sono controllati co ntinuamente lo stress è fortemente aumentato anche dal fatto di essere soli

Anthony Stranger caro Sergio per i primi tre mesi mi facevano scuola e pomeriggio a spalare carbone con treni merci loc 625 e 740 mi divertivo un mondo .comunque ho avuto ottimi rapporti con il pdm tanto che ho imparato a guidarli quasi tutti compresi Etr 500 anche attraverso con amici istruttori capi deposito.Dunque ho avuto soddisfazioni anche in quel campo .Vortei ricordarti che comunque mi fu rilasciata l’abilitazione da A M in quanto feci tutti e otto mesi di corso e alla fine mi trasferirono al viaggiante di Bergamo da Milano smistamento

Sergio Della Mea Allora non ti sei perso tutto.-Quando è nato il famoso pendolino,ho fatto alcune corse di prova con il prototipo,velocità massima 200 km ora.- Poi quando è nata la vera alta velocità, ero capo impianto al DL di Alessandria e anche se avessi voluto non mi avrebbero permesso di usarli. Però,forte della mia autorità(!!!!!!??????)quando usciva la loc a vapore DOVEVO giudarla io.

Anthony Stranger Mi sa caro Sergio il collegio ci ha plasmati in modo giusto

Vittorio Salzano: da figlio d’arte ho lavorato al Servizio Sanitario delle FS. Ormai pensionato da diversi anni

Sergio Della Mea: Carissimo Salzano,avevo diversi amici che lavoravano al Servizio Sanitario,quattro dei quali ex macchinisti diventati inidonei alla guida.Ho promesso alla carissima Rosy Gagliardo di raccontare la mia visita per il passaggio a macchinista.Era luglio 1963 (l’altro ieri),avevo già compiuto i 25 anni necessari per poter guidare treni,quando esce il bando per il concorso.Verso novembre faccio la prova scritta,superata bene e a febbraiomi comunicano l’ammissione agli orali con la data della visita sanitaria. La visita si svolgeva su due giorni,visita medica esami del sangue,urine ed elettrocardiogramma. Il pomeriggio si facevano i test psicoattitudinali,nei test erano compresi anche giochetti di matematica e di enigmistica. Il più bello era quello di una figura in cui si dovevano due volti di donna,una giovane e una anziana.Il giorno dopo test psicotecnici come quello di stare sulle punte dei piedi a occhi chiusi e le mani alzate sopra la testa e vari altri giochetti(chiamamoli così). In quell’anno avevano messo anche una visita psichiatrica. Da parte nostra ci sono state delle lamentele e la prova sarà poi annullata per prossimi concorsi. Fortunatamente il mio medico di famiglia aveva un’amico collega che lavorava al Sanitario, mi sono consigliato con lui.Il medico mi disse subito di pesare bene le risposte e prima di darle fare un grosso respiro, mi è servito. Il medico psichiatra era una donna,faceva le domande più strampalate ( a mio giudizio) e qualche volta le rifaceva.Ho sempre risposto credo correntemente. Verso la fine aprì una cartellina in cui mi mostrò delle macchie nere che per me non avevano nessun significato.Mi chiese cosa vedevo,ho sempre risposto nulla che possa assomigliare a qualche cosa di reale. Era molto insistente. Ho avuto la prontezza di spirito di dirgli che ogni tanto guardavo il cielo. Dopo i temporali esce il sole e rimangono ancora quelle belle nuvole bianche (cirrocumuli?) e per un istante qualche volta si può immaginare qualche cosa. Era un pò adirata delle mie risposte e ad un certo momento disse:un suo collega su questa macchia vede una vagina.La fisso negli occhi, guardo di nuovo la macchia e la rifisso negli occhi e le dico ” se lei l’ha così brutta scappo” è scoppiata in una fragorosa risata e mi disse va bene così e chiuse la mia cartella. Mentre le davo la mano per salutarla le dissi”certo che lei ha sminuito fortemente la fantasia di un dolce incontro fra due persone” Utilizzando il tu mi disse, hai ragione ma io devo fare il mio lavoro.

Chiedo scusa a quanti leggeranno il mio scritto e mi cospargo il capo di cenere.- Nello scrivere sono incorso in una grandissima dimenticanza. Nei controlli c’erano anche la vista,l’udito e il senso cromatico(riconoscimento di tutti i colori),per me erano così ovvi che mi son o dimenticato di riportali. A questo debbo aggiungere che all’atto dell’assunzione da aiuto macchinista e per l’esame da macchinista c’era il divieto di usare occhiali. Gli occhiali da vista venivano accettati dopo la prima revisione. C’era l’obbligo di averne un paio di scorta. Il macchinista che utilizzava loc. a vapore, doveva avere gli occhiali con le stanghette che avvolgevano l’orecchio alfine di evitare che cadessero.

La carissima RosyGagliardo vuole conoscere le visissitudini dei macchinisti.La accontento con questa brutta storia. Ero alla guida di tre automotrici diesel (volgarmente chiamate Littorine). Effettuavo un treno

accelerato(modernamente chiamato treno locale per pendolari) che fermava dappertutto. Avevo già iniziato la frenatura per fermarmi nella stazione di Torino Stura,un ragazzo sui sedici anni (uno zingaro accampato sotto i ponti dell’autostrada per Milano),dopo aver visto transitare suul’altro binario un’altro convoglio,si dimentica di me,aveva gia fatto un passo indietro quando avevo suonato e a pochi metri dal mio treno nette un piede sulla rotaia. La mia frenata diventa quella d’emergenza (noi in gergo la chiamiamo rapida) ma ugualmente lo investo di striscio. Appena fermo, mi precipito a soccorrere il ragazzo che tentava di rialzarsi,era davanti all’ultimo predellino delle automotrici,con il suo aiuto lo faccio sdraiare sul predellino stesso. Lui emette un urlo,evidentemente,qualche frattura si era mossa e sviene.Dico al mio aiuto di riprendere la corsa pianissimo affinchè potessi tenere fermo il ragazzo. In stazione avevano visto tutto e il capostazione aveva già chiamato l’ambulanza. Sul treno c’era un medico,gli chiesi se era il caso di non spostarlo,per non fargli altro male,questi acconsentì. Dopo un quarto d’ora arrivò l’ambulanza e lo portò via. Arrivarono anche i carabinieri che mi chiesero subito i documenti. Gli consegnai la tessera feeroviaria. A quel tempo eravamo Ferrovie dello Stato e la tessera era un documento ufficiale di riconoscimento ma per il macchinista era come fosse una specie di patente che dovevi presentare ai tuoi superiori in caso di controllo. Terminata la parte burocratica chiesi indietro i documenti,il capo pattuglia mi di sse che avrei dovuto andarli a ritirare al suo comando. Gli faccio presente che senza la mia tessera era come se guidassi senza patente, non fece una piega, ordinai allora al mioaiuto di spegnere i motori. Il capo stazione si preoccupò un bel pò,perchè era nel mio diritto comportaarmi così. Mi venne subito restituita la tessera.Il mio comportamento, fino a quel momento era stato razionale. Seduto al posto di giuda,sentivo paarlare, ma intorno a mè era tutto buio.Il medico, mi aveva chiesto se lo lasciavo entrare in cabina, dissi di si perchè mi aveva aiutato.Il medico deve essersi accorto del mio stato e mi mollò un ceffone, misvegliai e ripresi a lavorare. Dopo una settimana sono andato a trovare il ragazzo, se l’è cavata con la clavicola rotta un osso del braccio destro rotto, insomma gli è andata bene.

Sergio Della Mea: Gentilissima Lina Fraietta, da responsabile del DL di Alessandria,quando uscivano le loc. a vapore che avevo assegnate ,DOVEVO dico dovevo guidarle io.- Era più forte di me, le avevo odiate da giovane fuochista(da 25 a 30 quintali al giorno di carbone da buttare nel forno) tanto le ho amate da anziano.Giudarle era diventato un gioco,ho trainato anche le vetture del famoso ORIENT EXPRESS in occasione dei 500 della scoperta dell’America.Genova aveva fatto molte manifestazioni,fra cui anche treni a vapore.-

Fulvio Guercio Stupendo

Paolina Frate Mi commuove vedere il ciuff ciuff di mio padre! E mi ricordo “Le Centoporte”.

Sergio Della Mea Lo scartamento ridotto è stato utilizzato dalle ferrovie secondarie a cui non occorreva una locomotiva della potenza di una 744 74o 741 743. Lo scartamento delle ferrovie secondarie era ci circa un metro.Lo scartamento ridotto permetteva di avere curve di raggio ridotto.Il passo rigido della 744 o similari non avrebbe permesso la circolazione su curve a piccolo raggio.Sulle nostre automobili,per fare un esmpio,il passo rigido è la distanza fra la ruota anterio e quella posteriore.Se le ruote sono collegate da bielle,il passo rigido va dalla prima all’ultima ruota. In alcuni casi, 5 ruote motrici collegate da bielle la ruota centrale era senza bordino. Che cosa è il bordino,il bordino è quella sagomatura interna della ruota che impedisce la fuoriuscita dai binari(detto molto ma molto allabuona)

Visto che sono in vena di raccontare,vi faccio presente che le ruote dei veicoli ferroviari sono coniche, questo per sopperire al diverso raggio che incurva hanno le due rotaie. La forza centrifuga, fa si che il veicolo si sposti verso l’esterno della curva. Così che la ruota esterna gira sul diametro maggiore e quella interna su quello inferiore (il bordino evita che la ruota esterna esca dalla rotaia). Le automobili hanno il differenziale, questo dispositivo non esiste sui veicoli ferroviari.

Carissima Rosy da Responsabile del Dep.Loc di Alessandria, forte della mia autorità!!!!!!!,quando venivano utilizzate le loc. a vapore, le volevo guidare io. Stavo preparando la loc. per la partenza, quando una bella ragazza, in jeans attilatissimi e bianchi,anche la camicetta era bianca e attilata,mi chiese di salire sulla loc.. L’ho guardata e ho visto che aveva anche dei tacchi a spillo da 15 cm., le dissi di no. Il mio fuochista gli disse invece che se pagava da bere l’avrebbe fatta salire. Aveva il marito a 6 o 7 metri di distanza e vicino al buffet della stazione e ordinò di farlo. A quel punto non ho potuto che assecondare il suo desiderio. A debita distanza dal suo posteriore tenevo la mia mano destra aperta. Fortuna che fatto questo gesto scherzoso, che la ragazza scivola ( i tacchi erano QUASI antinfortunistici) e così evito che cadesse. Dopo la visita, la ragazza era raggiante e mostrava alle sue amiche la chiappa con la mia mano nera. Ciao, un’altra volta ti racconterò un’altra storia con una donna della nostra età

Posso ancora aggiungere una cosa sulle vaporiere, tanto le ho odiate da giovane,da 25 a anche 35 quintali al giorno da buttare nel forno, quanto le ho amate da anziano. Ero io stesso un pezzo da museo.

Vuoi sapere perchè ho fatto il ferroviere? Perchè nelle liste di leva mi avevano inserito in marina 28 mesi di naia anzichè 18 mesi. Ero convinto di non fare il militare,ma il maresciallo dei carabinieri che era stato molto amico di mio padre(era anche geloso della Medaglia d’argento al valor militare, che lui non aveva), mi disse che fra pensione e rendita di infortunio superavo il minimo per l’esenzione. Facendo il firmaiolo (così venivano chiamati i volontari a quei tempi) nel Genio Ferrovieri, con 36 mesi entravo nelle ferrovie come aiuto macchinista(praticamente fuochista).Poi le ferrovie mi hanno distaccato presso il 2° Battaglionee del Genio Ferrovieri come istruttore , ho avuto così l’onore, l’orgoglio e il piacere di far salire sulle locomotive molti genieri.

Rosy ti sei meritata la seconda storia. Nel 1992,ricorrevano i 500 anni dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo.- Il comune di Genova organizzò molte manifestazioni,fra cui alcuni treni speciali a vapore con le carrozze del famoso treno ORIENT EXPRESS. Forte della mia……, dovevo guidarli io.Si fecero di versi servizi,il penultimo giorno, il percorso era Genova Brignole Monterosso(cinqueterre).-Non potendo mangiare sul treno,all’arrivo ci vennero portati diversi vassoi perchè anche noi potessimo cenare.Dovevamo fare i turni per mangiare per seguire gli appassionati sulla loc.. Durante il mio turno arrivarono due elegantissime signore(della nostra età attuale) e una mi chiese di salire,gli risposi che come era vestita,avrebbe sicuramente sporcato il suo vestito. Mettendomi una mano sulla spalla mi disse queste testuali parole:non sono straricca ma me la cavo bene,dopo aver speso 160mila lire atesta per mangiare sul treno(??????)posso anche portare il vestito in lavanderia. A quel punto la faccio salire,mi ha fatto una specie di terzo grado,tante erano le domande.Domande che però la gente comune non faceva e di coonseguenza ho dovuto tirare fuori tutto quello che sapevo. A un certo punto gli feci una domanda,che lavoro faceva . Prima di rispondermi, mi fece i suoi complimenti dicdendomi che non ero un tecnico,ma uno specialista(mi faccio la barba da solo) e poi disse che lei era un’INGEGNERE NAVALE. Mentre ritornava in carrozza si guardava le mani sporche di nero perchè aveva voluto adoperare la pala da fuoco.Di quanto detto,dopo alcuni giorni la mia direzione di Firenze prima mi disse di smetterla di giocare poi assieme ai loro complimenti della riuscita della manifestazione,mi allegò la lettera del comune di Genova.

Sempre quando ero ad Alessandria, con le dovute autorizzazioni (i depositi locomotive sono chiusi al pubblico) due classi quinte vengono in visita. Con l’aiuto del comandante della polizia ferroviaria,autorizzo il pulmann che trasportava gli scolari ad entrare in deposito.Da Capo Impianto mi tocca il dovere di fare gli onori di casa e il cicerone. Visita alle officine,descrizione di alcune locomotive elettriche e diesel,l’interesse c’era ma non di tutti. Casualmente una delle due locomotive a vapore era accesa e funzionante e qui,il pezzo da museo(il sottoscritto),inizia o meglio ritorna maestro. I ragazzi mi seguono in ogni movimento e i loro occhi brillano,il silenzio fa da padrone. La visita finisce e gli scolari salgono sul pulmann,saluto due insegnanti e sto facendo lo stesso con quella che era il capodel gruppo. Al momento di darle la mano, questa mi abbraccia e mi schiocca un bacio sulla guancia dicendomi, BRAVO, GRAZIE, me li hai fatti stare zitti per più di mezz’ora. Sono rimasto imbambolato

Ancora qualche ricordo : era il giorno di Pasquetta del 1959,(l’altro ieri),ero caporalmaggiore fuochista del Genio Ferrovieri,stavo effettuando un treno diretto per Aosta,una giornata splendida,moltissimi passeggeri ai finestrini,molti cantavano.Tutti si preparavano per la scampagnata,io invece….Verso iltratto più in salita verso Montjovet,ci sono molte gallerie e c’è una norma che imponeva di non buttare carbone nel forno per limitare il fumo nero dovuto alle parti volatili del carbone stesso.-Però io la voravo e loro no,quattro palate e tutti i finestrini si sono chiusi,non mi sono più fatto vedere fino a termine corsa,però nessuno si è lamentato.Ho atteso una quindicina di giorni eventuali punizioni evidentemente si sono anche divertiti oltre che sporcati

Lina Fraietta su Facebook pubblica dedicandolo a Sergio una poesia pubblicata su un vecchio numero di Voci della Rotaia

Sergio Della Mea Il legame del macchinista con la SUA locomotiva(a quei tempi le locomotive venivano assegnate a due o al massimo tre coppie di macchina macch e aiuto) di cui una era la diretta responsabile del buon andamento e della sua conservazione(eravamo interssati anche dal premio di economia)era molto forte,perchè da questo dipendeva anche lo stipendio.-

Sergio Della Mea Ringrazio Lina Fraietta, quella loc.685 l’ho guidata poco perchè era assegnata a personale più anziano del sottoscritto.però dava belle emozioni quando riuscivi a lanciarla a 120 Km orari

Tanto l’ho odiata quando ero giovane,da 25 a 35 quintali al giorno da buttare nel forno,tanto l’ho amata quando ero maturo. Non ridere, ma la locomotiva a vapore la tenevamo meglio della moglie. Il motivo era questo: le locomotive erano assegnate a due coppie di macchina,una riposava e l’altra lavorava.Bisognava tenere il turno altrimenti lo stipendio diminuiva. Occorreva fare economia sia di lubrificanti che di carbone,l’economia valeva oltre un terzo delle competenze mensili e poi la locomotiva era quasi tua. Da anziano, quando facevo treni turistici (io li chiamavo treni giocattolo) non c’era la pressione di mantenere l’orario(un minuto a carico trazione,minuti di ritardo)comportavano una multa.La poesia ricalca l’amore che il Personale di Macchina a Vapore (chiamati musi neri) aveva e nei miei riguardi ha ancora. Purtroppo ora sono solo bei ricordi. Di nuovo grazie LINA sei stata grande.

Era la mia ultima divisa di fustagno, avevo anche la giacca. Quando sono andato in pensione l’ho regalata ad un amico di Alessandria che stava facendo un treno speciale a vapore per il centenario della ferrovia Torino Chieri. Il cappello di macchina da CD, l’ho bruciato nel forno per chiudere la mia vita ferroviaria.-

Anna Calì (1958-63)

Rosaria ed Anna Calì con la divisa da Marinarette a Pozzano. (Da articolo stampa)
Articolo on line del Mattino di Napoli, dove un amico giornalista ha raccontato la storia delle sorelle Calì che hanno ritrovato dopo 55 anni le amiche di collegio FS:
Anna e Rosaria non hanno avuto una vita facile, soprattutto negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, un tempo che dovrebbero essere spensierato e leggero. E invece le due sorelle, quartultima e terzultima di sei figli, perdono il padre ferroviere quando hanno appena otto e sette anni. La madre non è in grado di crescere tutti i figli e allora le Ferrovie dello Stato le offrono un lavoro e la possibilità d’inserire proprio Anna e Rosaria nei collegi nati per ospitare gli orfani dei dipendenti dell’azienda statale.
«Eravamo piccole e il distacco da nostra madre fu molto duro – ricorda Anna –. Anche se il collegio dove si frequentavano le classi elementari era a Castellammare di Stabia, quindi vicino Napoli, ci consentivano di vedere la famiglia una volta al mese, mentre potevamo tornare a casa solo per le vacanze estive. Perciò per due bambine così piccole fu un trauma». E lo shock è ancora più grande qualche anno più tardi: concluso il ciclo delle classi elementari, le due bimbe vengono trasferite a Igea Marina, in provincia di Rimini, nell’istituto dove gli orfani dei ferrovieri frequentano le scuole medie. Siamo agli inizi degli anni Sessanta, l’Italia sta per vivere il boom economico, ma la vedova Calì non è ancora in grado di mantenere quelle due figlie: «Eppure dopo qualche mese venne a riprenderci, non ce la faceva a saperci tanto lontane – racconta Rosaria –. Fummo noi a rassicurarla che stavamo bene, che era meglio se restavamo là. Sapevamo che se fossimo tornati a casa, avremmo sofferto l’indigenza economica e difficilmente avremmo potuto continuare a studiare. Era giusto restare in collegio, ma quando mamma andò via io e Anna ci ritrovammo a piangere l’una sulla spalla dell’altra».
Anna e Rosaria conseguono il diploma di scuola media e vengono trasferite al collegio di Senigallia per iniziare le superiori. Sono consapevoli della grande possibilità che le viene concessa, ma crescere in un ambiente rigido lontano dalla famiglia non è facile: Anna, la più remissiva tra le due, ha problemi d’inappetenza; Rosaria, quella ribelle, non riesce ad accettare le regole che le vengono imposte.
«Una volta tornavo dall’infermeria, dove mi avevano somministrato lo sciroppo per farmi venire fame, e ho visto Rosaria fuori la classe, in piedi con le spalle al muro, che leggeva un libro – racconta Anna –. E ho pensato che di sicuro si era messa nei guai». E Rosaria spiega: «Mi piaceva leggere e lo facevo anche nelle ore di lezione, quelle che mi annoiavano. Quella volta l’insegnante mi aveva scoperta e mi aveva mandato dalla preside, che mi aveva ordinato di trascorrere il resto delle ore in piedi con le spalle contro il muro del corridoio, ma non mi aveva tolto il libro. Così io avevo ubbidito agli ordini e ne avevo approfittato per finirlo».
Tra problemi di nutrimento e la riottosità alle regole imposte, le due sorelle arrivano agli esami di maturità. E, ormai maggiorenni, possono tornare nella loro casa di Capodimonte. Tornate in città, trovano un lavoro, si sposano e formano delle famiglie. Ma con gli amici del collegio perdono ogni contatto e per 55 anni quel periodo della loro vita viene rievocato solo dai loro racconti. Poi, qualche settimana fa Rosaria riceve una telefonata: «Era uno dei ragazzi che era stato in collegio con noi. Mirella, una mia amica di allora, si ricordava l’indirizzo della casa dove abitavamo con mamma e aveva chiesto a lui, che è di Napoli, di cercarci. Ma in quella casa ci ha trovato l’altra nostra sorella, la più piccola, che è rimasta a vivere lì. E lei gli ha dato il nostro numero».
L’uomo la mette al corrente che su Facebook è nato un gruppo che raccoglie gli ex collegiali delle Ferrovie dello Stato e lì in tanti si chiedono dove sono finite le sorelle Calì. Anna e Rosaria non frequentano i social network, ma corrono a iscriversi a quello fondato da Mark Zuckerberg e ci ritrovano un mondo, quello che avevano lasciato 55 anni fa: «È stata una grandissima emozione, soprattutto ritrovare la mia amica Paolina – racconta Anna –. Noi due eravamo sempre insieme e abbiamo condiviso tutto di quel periodo. Sono stati anni difficili in cui ci venivano vietate moltissime cose, non ci era concesso nemmeno esprimere un pensiero. In quel clima avere un’amica su cui contare era una salvezza. Risentire Paolina, raccontarci quello che ci è successo dopo, è stata una gioia immensa. Lei oggi è un giudice ed è stato un regalo bellissimo ritrovarla».
«Stiamo ritrovando tante ragazze, che vivono in altre città, che hanno condiviso quegli anni difficili, ma anche belli – dice Rosaria –. Ci stiamo scambiando fotografie e aneddoti, ma ci stiamo presentando anche le nostre rispettive famiglie, i nostri figli. Insomma, cerchiamo di recuperare il tempo perduto».
Bellaria, 1960-61 3^Media – Da sin, sedute: Calabrese MariaTeresa, Fratantoni Maddalena, ?, Caterina Napoli, ?, Anna Calí. 2^fila: ?, Belfiore Raffaella, MariaPia Nibbi, ?,?,?,?, Preside Torri Giorgio, bidella e prof?. 3^fila: ?, Gianoli Anna, ?,?, Paola Foschi, ?.
In crociera premio, sulla nave – Da sin: Anna Calì, Franca Martorelli, Istitutrice accompagnatrice e altra ragazza di Lecce.
Bellaria, 1960-61 3^Media – Fanin Rosalina, Paola Foschi, La Marca.???? (suggerite i nomi e cognomi)
Miramare, 2 maggio 1964 – da sin: Anna Calì, Franca Martorelli, Mirella Baldoni, ?, Anna Calabretto, Franca Sucato, Rosaria Calì, ?, MariaRosa Buratti, Gemma Ghironi, ?. Davanti: ?, Caterina Napoli, Stefania Nardoni, Loredana Biagianti, MariaLaura Antonietti.

Raduno Marinaretti 1-3 giugno 2018 Porto San Giorgio

Partecipanti: una ventina circa
Giorgio Oliosi, Giovanni Carsaniga, Dino Rosso, Tiziano Anselmi, Ignazio La Rosa, Sebastiano La Rosa, Tommaso La Rosa, Raffaello Gambon, Luigi Zenier, Ido Pevere, Pasquale Marinaccio…

Dino Rosso, Giorgio Oliosi, Giovanni Carsaniga, Tiziano Anselmi
Tiziano Anselmi, Tommaso La Rosa, Raffaello Gambon, Dino Rosso, Ignazio La Rosa e Sebastiano La Ros

Giorgio Oliosi, Luigi Zenier, Mirella Baldoni, Ignazio La Rosa, Sebastiano La Rosa.
Giorgio Oliosi, Ido Pevere, Luigi Zenier, Mirella Baldoni, Ignazio e Sebastiano La Rosa.
Aperitivo in Piazza del Popolo a Fermo.
Aperitivo in Piazza del Popolo a Fermo.
L’ArtAsylum (rifugio dell’arte) è un locale “alternativo” di Mariachiara, figlia del marinaretto Antonio Simonetti, fratello di Gino.
alle prese col “ciauscolo” di Visso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio: Quante volte abbiamo percorso queste sçalette ….
Paolo Corsini: andavamo in cerca di pane e mortadella…  andavamo a comperarla, in una panetteria nella via in cima alla scala, a fianco del convitto Montani.
Sergio Della Mea: All’intervallo, arrivava il pizzaiolo con la cassetta piena di pizze al taglio. Buone…
Giorgio: Macchine utensili alcune delle quali prodotte dalla Regia fonderia dell’ ITI G. Montani.
In visita al Museo “MITI” (Museo dell’Innovazione e della tecnica industriale delle Officine storiche dell’ITI Montani)
Salvatore Rizzo, ieri…
.. ed oggi

 

1° Ex-collegiali in Tour – Sardegna: 19-24 maggio 2018

Diario di viaggio:

18.5.18 – 1^serata extra programma. Prima delle sette note della scala musicale.

Ritrovo dei “soliti primi” 11 partecipanti alla Cena d’ouverture al ristorante “Su cumbidu” nell’antica Cagliari, a due passi dal porto. … Culurgiones e maialetto arrosto…  sempre a dieta, tra una cena e l’altra!

Ristorante “Su Cumbidu” – Cagliari 1^serata dei “Soliti magnifici Primi”. Pina Lai, Ornela Cagol+1, Giorgio Oliosi, Margherita Poncato. Emiliano Beato+1, Marco Col, Nadia e Lauretta Da Rios+1. (Foto da Emiliano)
Margherita ed Ornela -Aeroporto di Verona
(Foto da Ornela)
Le ragazzine: Ornela Cagol e Pina Lai
(Foto da Pina)

19.5.2018

Mini tour di Cagliari con guida di Marco Col in attesa di Patrizia e Gabriella.

Marco Col in veste di guida per mini-tour a Cagliari

19.5.18 Pausa pranzo – Visita al complesso nuragico di Santa Cristina a Paulilatino (Oristano) con l’interessante Pozzo Sacro della Dea Madre – Luogo di atmosfera magica e coinvolgente, memoria di una civiltà antica e misteriosa.

Pozzo sacro della Dea Madre con caratteristica volta a gradini.

19.5.18 Cena e pernottamento presso hotel Cala Reale di STINTINO .

Lauretta Da Rios, Patrizia Mazzoli, Pina Lai
Gabriella Frassinetti
Emiliano Beato
Marco Col, Eliodoro Orrù
Margherita Poncato
Giorgio Oliosi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

19.5.2018 Golfo dell’Asinara – Spiaggia della Pelosa e Pelosetta

La spiaggia della Pelosa è situata nel golfo dell’Asinara, all’estremità nord-est di Capo Falcone ed è protetta dal mare aperto da una barriera naturale formata dai faraglioni di Capo Falcone, dall’isola Piana e dall’Asinara. È considerata la più bella spiaggia dell’isola e non solo, con sabbia bianchissima ed acque cristalline di uno spettacolare color turchese.

Di fronte alla spiaggia si trova l’isolotto (chiamato appunto della Pelosa) con la caratteristica torre aragonese edificata nel 1578 a difesa del litorale, che dà il nome alla spiaggia.

 

Alghero, 20.5.18 (Foto da MariaTeresa Tedde)
Davanti: Lauretta e Nadia Da Rios, MariaTeresa Tedde, Margherita Poncato, Gabriella Frassinetti. Dietro, da sin: Mafalda Luciano e partner, Ornela Cagol e partner, due partner, Valeria Flammini, Marco Col, Ada e Mariolina Anglani e partner.

Alghero, 20.5.18
Alghero è una città sulla costa nord-occidentale della Sardegna, in Italia. Circondata da antiche mura, è nota per il suo centro storico lastricato. I suoi edifici catalani in stile gotico includono la Cattedrale di Santa Maria, con un imponente campanile, Palazzo Guillot e la Chiesa di San Francesco, risalente al XIV secolo. La vicina Chiesa di San Michele vanta una colorata cupola decorata con piastrelle. Il Museo del Corallo di Alghero espone coralli rossi.
Il centro storico è la parte più affascinante della città. Un labirinto di vicoli che sbucano in piazze piene di vita. Le mura gialle e le case antiche rievocano le origini catalane del paese.

Il mare ad Alghero con profilo di Capo Caccia (Foto da Ornela Cagol)
Riviera del Corallo: qui vive la maggiore colonia di corallo della qualità più pregiata. (Foto da Ornela Cagol)
Nadia e Lauretta Da Rios passeggiano lungo le antiche mura con bastioni. (Foto da Ornela Cagol)
Ada Anglani, M.Teresa Tedde, Gabriella Frassinetti, Patrizia mazzoli, Pina Lai, Margherita Poncato, Mariolina Anglani, Marco Col e partner (Foto da Pina Lai)

 

Bosa, 20.5.2018

Bosa è il centro principale della regione storica della Planargia, luogo di tradizione artigianale ed eno-gastronomica

Bosa (Foto da Ornela Cagol)
Castello dei Malaspina sul Colle di Serravalle di Bosa (Foto da Ornela Cagol)
Duomo di Bosa

Margherita, Ada e Mariolina + partner
Giannina Dore e Valeria Flammini
Castelsardo, 21.5.2018
Margherita Poncato, Valeria Flammini, Pina Lai, Patrizia Mazzoli, Gabriella Frassinetti (foto da Pina Lai)
Museo dell’intreccio Mediterraneo
Valeria Flammini e Partner
Castelsardo
Maria Barbaro e Ornela Cagol

Valledoria, 21.5.18 Pranzo al Ristorante sei stelle “Da Maria Virginia Ibba”

Valeria Flammini, Patrizia Mazzoli, Eliodoro Orrù, Giorgio Oliosi
Marco Col
La squisita Ospite Maria Virginia Ibba

 

Capo Testa, 21.5.18
Il promontorio di Capo Testa è costituito dalle tipiche rocce granitiche galluresi erose dal vento ed ha un perimetro di circa dieci chilometri.
È considerata una dei siti più belli ed apprezzati della Gallura e dell’intera Sardegna.
E’ un luogo fiabesco che si trova a cinque km da Santa Teresa di Gallura e si raggiunge attraversando uno stretto istmo sabbioso formato dalle spiagge Rena di Ponente e Rena di Levante. Noto per le ciclopiche scogliere granitiche scolpite dal vento e dalla salsedine che ne fanno un vero e proprio museo di arte moderna all’aperto, questo Capo s’immerge in un tratto di mare suggestivo e selvaggio che neppure lo spettacolo delle prospicienti e bianche Bocche di Bonifacio riesce ad addolcire. (Testo da internet)
Foto da Ornela Cagol

Porto di Palau – Buon Compleanno Mariolina!
Palau, il Ghiottone …. penultimo assalto. (Foto di Giorgio Oliosi)
Tomba di Giuseppe Garibaldi
La casa bianca – Compendio garibaldino
Compendio garibaldino
Arcipelago della Maddalena
Marco Col – Giorgio Oliosi
Giorgio Oliosi, Margherita Poncato, Gigi, Marco Col, Ornela Cagol, Pina Lai, Emiliano Beato (Foto di Pina Lai)
Valeria Flammini, Gigi, Ada e Mariolina Anglani, Maria Barbaro, Mafalda Luciano, Patrizia Mazzoli (Foto di Ornela Cagol)
Porto Cervo (Foto di Ornela Cagol)

Per le foto si ringraziano tutti i partecipanti, in particolar modo Ornela Cagol. Le foto senza indicazione specifica sono sue.

Queste ed altre foto sono visibili al seguente link:

https://www.flickr.com/gp/134440752@N02/HW3CZ5

Bruno Morbidelli – Istitutore a Porto San Giorgio, dal 1965 al 1969 (a cura di Giorgio Oliosi)

Pubblico quanto ricevuto da Bruno Morbidelli, istitutore a Porto San Giorgio, dal 1965 al 1969, con il quale sono entrato piacevolmente in contatto qualche giorno fa.
Alcune foto, almeno per me, sono inedite.
Bruno vive ad Ostra ed è autore di numerose pubblicazioni sulle tradizioni locali.
Caro Giorgio, grazie a mia figlia azzoppata da un maldestro e screanzato sciatore, ho visto “la prova”: la mia incerta grafia a zampe di gallina, conseguenza visibile degli autoritari comportamenti di destrorsi che non sopportano i diversi, tanto più se sono naturalmente di sinistra come me, di testa e di mano. Ti ringrazio per avermi fatto ricordare i quattro anni scolastici (dal settembre 1965 al giugno del 1969) trascorsi insieme a voi, orfani di ferrovieri. Per me sono stati i primi anni buoni della mia vita. Il mio rapporto con voi collegiali era quasi “alla pari”, almeno così io ricordo. Infatti ho avuto la fortuna che mi fossero affidati per due anni gli alunni del terzo, poi del quarto e del quinto. Non ricordavo affatto di aver dovuto scrivere i giudizi finali, come in seguito avrei fatto a scuola. Tanto meno ricordavo di aver messo note o di aver richiesto interventi dei miei superiori. Eravate voi che fumavate stretti stretti nei bagni? Se eravate voi, io facevo quasi da palo, ma lo sapevano tutti che i giovanotti fumavano. A 76 anni compiuti, dopo 49 anni senza alcun incontro o quasi, ricordo ben poco di allora, specie degli alunni, qualcosa di più degli istitutori. Eravamo diventati quasi tutti maoisti: leggevamo il libretto di Mao con la firma di Lin Piao, fornitoci dall’ambasciata albanese. Nel ’69 abbiamo lasciato la CGIL per fondare un sindacato autonomo. Dichiarammo così lo sciopero a oltranza, astenendoci dal servizio notturno per l’intero anno: così di notte venivano a farvi assistenza gli impiegati del Compartimento delle Ferrovie di Ancona. Eravamo quasi tutti “mattettiani”! Forse solo Domenico Maroni non lo era, ma era una brava persona. Ricordo quella mattina che lo trovammo adagiato immobile ai piedi del suo letto. Chiamammo subito il medico e l’ambulanza, sulla quale salii anch’io. All’ospedale fecero di tutto per salvarlo da quella emorragia cerebrale, ma non c’era più niente da fare. Lo accompagnammo al grazioso cimitero di Montefiore dell’Aso. Questo è l’unico ricordo triste, indimenticabile, di Porto San Giorgio.
Ho ritrovato poche foto di quel periodo. La maggior parte riguardano le annuali partite di calcio: istitutori vs alunni del 5°. Purtroppo in una foto indosso anch’io una maglia insopportabile: mi ero fatto convincere a indossarla solo pensando ai bianconeri dell’Udinese e dell’Ascoli. Con una maglia d’un po’ di azzurro, invece, ho segnato il più bel goal della mia vita: dopo aver superato due difensori con due colpi di testa al pallone, prima che questo toccasse terra l’ho calciato, di sinistro s’intende, infilando la porta proprio all’incrocio dei pali. Lo ricordo ancora quel goal, ma non ci credo neppure io. Eppure scatenai il vostro entusiasmo tanto che, lasciando gli spalti, mi sollevaste in trionfo. Cose da pazzi: non mi è più capitato nulla di simile.
Caro Giorgio, n’è scorsa d’acqua sotto i ponti! Ma, grazie a te, qualche ricordo è riemerso dal pozzo della memoria. Che cosa dici del mio giudizio del ’68? Eri veramente “esuberante” o non sono stato obiettivo? La sufficienza nello studio era veritiera o bugiarda? Secondo me, voi ragazzi potevate benissimo stare senza alcun istitutore. Ricordo che la mia fatica più grande era quella di mandarvi a letto la notte: voi volevate continuare a studiare o a fare i disegni o altro. E il direttore, dott. Ambrosi, pretendeva che a una certa ora tutti andassero a letto!
Ora che ci siamo ritrovati, spero di risentirci ancora e, se possibile, rivederci, anche se difficilmente potremmo riconoscerci: gli anni mi hanno ‘ben’ cambiato, male direi. Ciao. A presto. Bruno
Porto San Giorgio, 1965 – Istitutori vs Ragazzi del V°
In piedi da sx a dx: Giacomo Sette (con tuta Montani), Bruno Bruni, Gianni Ghidini, Lamberto Tombolesi, Censore Marcantoni. Accosciati: Tumiet Luciano, Luciano Crisostomi, Francesco Peron, Salvatore Gioncardo, Ennio Paolucci (sdraiato), forse Muzzolon Lino(no:troppo giovane). Istitutore Francia (il quinto accosciato da sx a dx), Morbidelli: 1° in piedi a ds.
Porto San Giorgio, 1965-69 – L’Istitutore Bruno Morbidelli portato in trionfo dai ragazzi
Porto San Giorgio, 1965-69 – Squadra di istitutori – Con Bruno Morbidelli, Ildo Bernacchia (i due accovacciati a ds)
Porto San Giorgio, 1965-69 – Squadra di istitutori – Il primo accovacciato a sin. Bruno Morbidelli, Il terzo Ildo Bernacchia. In piedi vestito il mitico Gaggiotti. Se non sbaglio il primo in piedi a sin. è l’infiltrato Pietro Rea.

Longare, 22 aprile 2018

Longare (Vicenza), 22 aprile 2018

Rivedere gli ex-collegiali geometri che cinquant’anni fa guardavamo furtivamente da fila a fila incontrandoci nel percorso collegio-scuola e i ragionieri, compagni di classe, è stato ovviamente bello ed entusiasmante. Ringrazio Margherita che ha organizzato l’incontro magistralmente, l’idea era scaturita durante la visita alla mostra pittorica di Van Gogh chiacchierando con Renzo che avrebbe voluto rivedere Pietro Galliolo il “desaparecido”! La coincidenza con i 50anni dal diploma è stata quindi casuale! La partecipazione dei partner è anche bella, l’impressione è che si facciano coinvolgere volentieri e con curiosità! Longare, il paese del vicentino dove vivono Margherita e Francesca si é rivelato un luogo ospitale e la visita turistica alle grotte e alla villa storica con i caprioli che correvano sul prato tra gli alberi del parco è stata sorprendente! Il pranzo ottimo, insomma tutto ineccepibile! Grazie a tutti, anche a quelli che non sono nella pagina del gruppo in Facebook!  Bruna C.

19 partecipanti: Margherita Poncato e consorte, Francesca Poncato, Daniela Cimini, Mirella Baldoni, Bruna Cristoforetti e consorte, Paolo Marcarelli e consorte, Pietro Galliolo e consorte, Renzo Iattoni, Luigino Zulian, Luciano Ametta e consorte, Scavezzon Giancarlo e consorte, Zampieri Gabriele e consorte.Foto da Daniela, Mirella, Renzo, Francesco. Saró lieta di aggiungere altre foto e/o scritti dei partecipanti.

Daniela Cimini e altri
Daniela Cimini e altre
Giancarlo Scavezzon, Gabriele Zampieri, Pietro Galliolo e signore.
Giancarlo Scavezzon, Gabriele Zampieri con signore.
Bruna Cristoforetti, Renzo Iattoni, Francesco, Pietro Galliolo, Paolo Marcarelli.
Renzo Iattoni, Luigino Zulian, Giancarlo Scavezzon
Luciano Ametta, Mirella Baldoni, Renzo Iattoni, Bruna Cristoforetti
Grotte di Longare
Da sin: Pietro Galliolo, Mirella Baldoni, Paolo Marcarelli, Bruna Cristoforetti, Renzo Iattoni.
Paolo Marcarelli, Renzo Iattoni, Pietro Galliolo
Francesca e Margherita Poncato

Gianni Ghidini (1958-1965)

Porto San Giorgio, 1965 Squadra “nazionale del collegio” con: Pietro Rea, Gianni Ghidini, Bruno Bruni, Gianni Ribolli, Rosso Dino, Pippo Rotilio, Simonetti, Paolucci… Arbitro: Pannocchia.
Porto san Giorgio, 1958-1965 Da sin, dietro: Melaragni o Melagrani, Bruno Bruni, Gianni Ghidini, Ramini, Chilá Cristoforo. Davanti: Candido, Sordelli, Piccolo, Pennacchio.
Porto San Giorgio, 1961 Da sin: Dietro: Tumiet Luciano, Brentegani,
Davanti: Gianni Ghidini, Rosso Dino, Aldo Campassi(?), Bruno Bruni.
Porto San Giorgio, 1958-1965 Da sin, in piedi: Amadii, Gianni Ghidini, Rosso Dino, Brentegani, Sparano. Accosciati: Cassano e Arduino Muratori.
Fermo, 1965 Quadro elettrico di comando antidiluviano degno di museo della scienza ITIS Fermo.
Gianni Ghidini e Bruno Bruni
Colonia FS di Calambrone, 1957
(Messali Sandro, Gianni Ghidini, Rossi, Zanotti Raimondo, Salvoni )
1965 Festa dei dipolmandi itis elettrotecnici di Fermo. In libera uscita fino alle ore 20, poi è tutto svanito…
Francesco Peron-Gianni Ghidini
Francesco Peron-Gianni Ghidini e ?
Gianni Ghidini